Abruzzo
Le vette del Gran Sasso non sono fatte di roccia, ma di un respiro antico che si è pietrificato nel tempo. In questo sogno, l'Abruzzo non è una regione, ma un immenso organismo vivente, un cuore che batte sotto una coltre di neve perenne che sa di lana grezza e gelsomino invernale.
Gli abitanti di questa terra, in questa visione, si muovono come tessitori di ombre e luce. Hanno mani che conoscono la durezza della pietra, ma che sanno sfiorare i fiori di zafferano con la stessa cautela con cui si accarezza un segreto. Camminano su sentieri di nuvole, lì dove le montagne si increspano come onde di un mare che ha dimenticato di essere acqua per diventare altitudine.
Nei borghi che sembrano sospesi tra una costellazione e l'altra, le piazze non sono di pietra, ma di un tempo dilatato. Seduti fuori dalle soglie, gli anziani raccontano storie che si trasformano in stormi di uccelli metallici che prendono il volo verso la costa; le loro voci sono fatte di vento di tramontana e di echi di antichi pastori che, ancora oggi, guidano greggi di anime fatte di foschia attraverso i tratturi che uniscono il cielo alla terra.
C'è una dolcezza malinconica, in questo popolo onirico: portano nelle tasche non monete, ma piccoli sassi bianchi che, se stretti nel palmo, raccontano il calore del focolare di casa. Quando la notte scende, non è mai buio, perché le case si illuminano dall’interno, come lanterne di carta lasciate a galleggiare in un lago di oscurità protettiva.
Le donne e gli uomini di questa terra, nel sogno, sono custodi di una resistenza silenziosa. Sanno che la terra trema non per distruggere, ma per ricordarsi di esistere, e così si stringono l'uno all'altro creando catene umane fatte di rispetto e di un'umiltà profonda, quella di chi sa che l'orgoglio è solo una forma di solitudine che non serve a nessuno.
E mentre il mare Adriatico, laggiù in basso, canta una ninna nanna in una lingua che solo i sognatori possono comprendere, le genti d'Abruzzo vegliano, con lo sguardo rivolto verso l'orizzonte, in attesa che il nuovo giorno porti con sé, tra le pieghe della rugiada, la forza necessaria per ricominciare ancora una volta, con la tenerezza di chi ha imparato a fiorire tra le rocce più aspre.
AmamiOra


























